Il Festival del Racconto
-tra parole e immagini-

Le storie occupano un posto importante nelle nostre vite, basti pensare al tempo che tutti spendiamo per ascoltarle (a tavola, alla radio, dagli amici…), per leggerle (su giornali, romanzi, racconti, fumetti…) oppure per guardarle (film, serie tv, Youtube, Instagram…): siamo dei divoratori insaziabili di storie, più o meno consapevolmente.

Perchè amiamo raccontare storie?

La ragione più importante è che la narrazione diventa una sorta di gioco cognitivo, di “realtà virtuale” che simula i problemi umani e la vita di tutti i giorni.
Leggendo e narrando apprendiamo attraverso le esperienze dei personaggi, che diventano nostre e della collettività: si innesca così un “gioco” empatico.

Diamo quindi la possibilità ai bambini, giocando, di essere empatici, di rendere le loro menti più elastiche e di trovare modi alternativi per risolvere problemi.

Usiamo il racconto per parlare di temi importanti, dal cambiamento climatico alle crisi migratorie, dai pericoli delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale alle nuove disparità e ingiustizie globali.

Mostriamo loro che esistono molti modi di raccontare e aiutiamoli a trovare quello più giusto per loro: spieghiamo come unire immagine e parola e attraverso essi dare sfogo ad emozioni e a vissuti.

Parole e immagini
per raccontare

Con questo progetto, vogliamo proporre un modo di raccontare diverso per ogni età o interesse con tecniche e strumenti ARTISTICI studiati appositamente.
Ogni tecnica insegna qualcosa di speciale...

TEATRO DELLE OMBRE

Chi non ha mai giocato con le ombre da piccolo?

Un gioco cosi semplice che può però essere trasformato in uno strumento di narrazione molto coinvolgente. La storia, scelta o scritta in precedenza, viene raccontata tramite immagini che sono create con giochi di ombre e che possono essere mosse dai bambini attraverso piccoli meccanismi da costruire (carrucole, stecche ecc).

Le ombre, eliminando i colori e i dettagli e giocando solo sulle “silhouettes”, permettono di mettere in risalto quelli che sono i tratti distintivi della storia, sottolineando le strategie necessarie per comunicare stati d’animo e situazioni importanti: 

Un esempio di storia che si può realizzare con il Teatro delle ombre in due incontri è “La strega Rossella” di Julia Donaldson.

STORIA A NASTRO

La “Storia a nastro” è un modo divertente di raccontare una storia: una sorta di precursore della televisione, questa tecnica permette di raccontare molto bene il passare del tempo e il susseguirsi della narrazione.
Sappiamo bene che la percezione del “tempo” per un bambino è un tema molto difficile; il lavoro manuale e la realizzazione delle scene su un unico lungo rullo possono rendere più concreto e semplice l’apprendimento.

Il movimento manuale di avvolgimento/srotolamento crea divertimento e la narrazione accompagna lo spettatore attraverso lo scorrere delle immagini: i bambini diventano quindi narratori ma anche “tecnici” del movimento e insegna loro a non essere mai spettatori passivi.

Per realizzare una Storia a nastro si prestano molto bene tutte le storie con una trama molto lineare ad esempio “La passeggiata di un distratto” di Gianni Rodari.

Il progetto si spinge ben oltre la “semplice” realizzazione dei progetti ma punta alla DIFFUSIONE e MESSA IN SCENA di essi: permettere ai bambini di mostrare ad un pubblico il proprio lavoro è una parte fondamentale poiché funge da restituzione e lavora sull’autostima del bambino.

Diamo quindi vita ad un vero e proprio FESTIVAL, creiamo un’occasione in cui i bambini si possano trasformare da spettatori ad attori, da lettori a scrittori, da illustratori ad organizzatori.
Il festival può essere una giornata in cui si aprono le porte ai genitori e, perché no, al quartiere per permettere le letture e messe in scena di ogni progetto: letture di kamishibai come le facevano una volta i cantastorie giapponesi, storie a nastro che si srotolano a suon di racconto, l’attesa del buio per lo spettacolo di ombre…

L’arte e la narrativa sono, e devono tornare ad essere, un ponte per diventare una COMUNITA’!

KAMISHIBAI

Il kamishibai (da Kami: Carta e Shibai: Teatro/Dramma) è un “teatrino” che utilizzavano i cantastorie giapponesi per raccontare storie, spesso con insegnamenti morali, ad un pubblico prevalentemente analfabeta.
Il racconto, come per la “Storia a nastro”, avveniva per immagini disegnate su tavole che venivano fatte scorrere dal cantastorie che nel frattempo, con voci e suoni, animava la storia.

Il kamishibai è un mezzo di grande fascino, che permette di raccontare anche storie difficili e complicate mantenendo alta l’attenzione del pubblico. È possibile, anzi importante, lavorare alla narrazione con gli studenti, che si sentono partecipi sia nel rielaborare/scrivere la storia che nell’illustrarla, che nell’imparare le tecniche per metterla poi in scena.

Per l’utilizzo del kamishibai, la storia non deve avere caratteristiche particolari: è uno strumento cosi affascinante che anche la storia più “semplice” viene messa in risalto: noi abbiamo scelto “le avventure di Lupo Uragano” di Pinin Carpi.

Facciamo un passo in più

Il progetto si spinge ben oltre la “semplice” realizzazione dei progetti e degli strumenti per raccontare le storie, ma punta alla DIFFUSIONE e MESSA IN SCENA di essi: permettere ai bambini di mostrare ad un pubblico il proprio lavoro è una parte fondamentale poiché funge da restituzione e lavora sull’autostima del bambino.
Diamo quindi vita ad un vero e proprio FESTIVAL, creiamo un’occasione in cui i bambini si possano trasformare da spettatori ad attori, da lettori a scrittori, da illustratori ad organizzatori.
Il festival può essere una giornata in cui si aprono le porte ai genitori e, perché no, al quartiere per permettere le letture e messe in scena di ogni progetto: letture di kamishibai come le facevano una volta i cantastorie giapponesi, storie a nastro che si srotolano a suon di racconto, l’attesa del buio per lo spettacolo di ombre…

L’arte e la narrativa sono, e devono esserlo sempre di più,
un ponte per diventare una COMUNITA’!

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